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Moscarossa
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rimbrotto
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che rate pagavano:
https://www.torinotoday.it/…

Quattro anni di carcere e 6mila euro di multa ciascuno per due fidanzati che negano di avere una relazione sentimentale, due anni di reclusione per il loro presunto complice. Oggi, 22 maggio, la sostituta procuratrice Alessandra Provazza ha chiesto tre condanne a queste pene per gli ex gestori di due centri massaggi orientali, a Torino. Tutti di origini cinesi, sono accusati di sfruttamento della prostituzione perché al loro interno diverse donne incontravano i clienti per incontri sessuali, come veniva riportato anche in una lunga serie di post su siti erotici. Le avvocate Carla Ardoino e Stefania Rullo chiedono di assolvere gli imputati perché, a loro avviso, nel lungo dibattimento del processo non sono state fornite le prove del reato commesso. La sentenza è attesa a luglio.

La grande accusatrice
I fatti risalgono al 2019 e sono stati portati all’attenzione degli inquirenti da una delle escort, di origini rumene. Inizialmente aveva riferito solo presunte anomalie nel versamento dei contributi, poi è andata oltre e ha riferito ben altro. Secondo il suo racconto, le prostitute incontravano i clienti direttamente ai centri massaggi. Spesso le tariffe sarebbero state concordate con gli imputati, che avrebbero incassato il guadagno.
Dopo la denuncia, la donna è tornata in Romania. Chiamata a testimoniare in tribunale, ha sempre disertato le udienze. “Si è comportata da grande accusatrice, ma al momento di raccontare al giudice la verità ha preferito stare a casa sua – ha incalzato oggi l’avvocata Ardoino – La realtà dei fatti è molto diversa da quella che ha raccontato lei. I miei assistiti non hanno organizzato né tanto meno gestito alcun giro di prostituzione. Vivono in Italia da parecchio tempo, con regolari documenti”.

I clienti imbarazzati
Nei mesi scorsi, 27 clienti delle prostitute sono stati sentiti come testimoni. Molti di loro hanno parlato in tribunale con evidente imbarazzo, addirittura negando di aver cercato e ottenuto incontri sessuali. “Io non ricordo perché ero andato al centro massaggi” ha detto un professionista. Un altro uomo: “Facevo massaggi shiatsu e tantra”. La pm, in questo caso, aveva replicato: “Ma per favore, mica si facevano massaggi terapeutici”. Qualcuno è stato più esplicito: “Le prestazioni costavano 100 o 120 euro. Sono andato sei volte”. E ancora: “Cercavo dei massaggi, quei locali avevano ottime recensioni sul web”.



furioso99
Wannabe (25 post)
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Sonoio001:
Post molto importante . È tutto così .
È importante smettere di credere alle favole .

Si di fatti, non so quanto la cosa sia diffusa, ma certamente non è tutto rose e fiori....
Sonoio001
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Post molto importante . È tutto così .
È importante smettere di credere alle favole .
rimbrotto
Sr. Member (330 post)
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https://torinocronaca.it/ne…

Le donne si prostituivano, gli uomini prendevano i soldi e li spendevano facendo la bella vita: così hanno guadagnato per anni sul corpo delle ragazze costrette a prostituirsi. Fino a quando, ieri mattina, la polizia di Stato si è presentata a casa loro e ha eseguito le misure cautelari a carico di cinque persone accusate di rapina, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’inchiesta è stata ribattezzata “Mariposa”, che in spagnolo significa “farfalla” ma anche “bella donna” (come nell’omonima canzone di Fiorella Mannoia”. Tutto è cominciato a maggio 2022, quando due fratelli e una prostituta hanno rapinato un’altra donna “colpevole” di aver lavorato nella zona di loro competenza (i protagonisti dell’episodio sono tutti albanesi).

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura con il coordinamento della Procura di Torino, hanno ricostruito una rete di giovani prostitute e rispettivi sfruttatori, attiva soprattutto nei quartieri di Barriera Nizza e Madonna di Campagna: le donne, vittime delle ripetute vessazioni fisiche e psicologiche, erano costrette a prostituirsi anche quando stavano male e a consegnare gli interi guadagni agli uomini. I quali, nel frattempo, spendevano il denaro in alcol e altri vizi.

Stando a quanto emerso, lo stato di assoggettamento psicologico era così profondo che le ragazze non si ribellavano neanche se lasciate da sole. Anche perché spesso c’erano dei rapporti sentimentali tra prostituta e protettore. E spesso l’attività si svolgeva anche al chiuso: “merito” dei complici italiani che si prestavano a farsi intestare i contratti di affitto degli alloggi più adatti. In tutto gli indagati sono nove e per tre di loro, tutti albanesi, si sono aperte le porte del carcere. Per due italiani, invece, è scattato il divieto di dimora nel comune di Torino.
BELLO.CICCIO
Jr. Member (675 post)
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ci credo.. una storia simile l ho sentita da una mia preferita che ora ha smesso ed e tornata a casa in albania 

buccine
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https://torino.corriere.it/…

Così funziona la prostituzione a Torino. «Un posto in strada vale 4 mila euro»
di MASSIMILIANO NEROZZI

Funziona così: c’è il «proprietario della strada», cui viene pagato una sorta di canone d’affitto, lo sfruttatore e le ragazze, spesso legate ai protettori da illusorie relazioni sentimentali, ma pur sempre ingannate, umiliate, sfruttate. Lo schema del giro di prostituzione organizzato da diversi cittadini romeni e albanesi ai danni di alcune connazionali, è stato scoperto e azzerato da un’indagine dei poliziotti della seconda sezione della Squadra mobile, coordinati dal pubblico ministero Valentina Sellaroli. Risultato: custodie cautelari a inizio anno e, poi, 11 patteggiamenti, per condanne che vanno dai due anni ai tre anni e otto mesi di reclusione.

Tutto inizia una sera del gennaio 2018, quando una volante del commissariato Madonna di Campagna, si reca in un appartamento tra corso Venezia e corso Grosseto, per il tentato suicidio di una ragazza moldava, che si era buttata dal secondo piano. In quella casa, si scoprirà poi, vivevano diverse giovani dedite alla prostituzione, appunto. Da lì, gli investigatori della Mobile iniziano a raccogliere elementi e indizi, tra appostamenti notturni, cimici nelle auto e intercettazioni telefoniche. Ne uscirà un quadro completo e definito dello sfruttamento della prostituzione riferito a quella zona della periferia, ma nella pratica applicato ovunque in città. Al vertice — riassume nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Valentina Soria — c’è il «proprietario del marciapiede», che ottiene «il pagamento di un affitto settimanale per «l’occupazione del “posto”». Va da sé, la gestione della strada da parte del proprietario comporta diverse altre incombenze: «La determinazione dei prezzi delle prestazioni sessuali, la distribuzione dei posti e la risoluzione di eventuali dissidi tra sfruttatori e le loro prostitute».

Con tanto di tariffario, come fosse una qualsiasi attività commerciale: «Tutti gli sfruttatori pagavano una cifra, circa 200 euro a settimana, al proprietario della strada, per consentire alla loro ragazza di prostituirsi». Predeterminati, come fosse un cartello di aziende, erano anche gli importi delle prestazioni: «Non erano frutto di una libera scelta — confesserà una ragazza — ma imposti dal proprietario, per evitare la concorrenza tra le ragazze», ovvero «tra i diversi protettori». Gli accertamenti confermeranno il racconto. In particolare, «è emerso come tutte le donne assoggettate ai diversi sfruttatori (con i quali avevano una relazione sentimentale) dovessero corrispondere un vero e proprio canone d’affitto per il tratto di strada che occupavano per prostituirsi». Diverse erano appunto legate ai propri protettori, tra illusioni e false promesse, tanto da litigarci e stare male, di fronte ai tradimenti. Come si capisce da un’intercettazione tra due ragazze: «Quanto ho lavorato io quest’anno? Non sono rimasta a casa nemmeno due giorni, e quella gli ha dato in due mesi e mezzo quel che io gli ho dato in un mese».

E ancora: «Si è venduto per soldi: per 5.000 euro che ha da quella e io gli avevo dato 7.000 in un mese». L’amica le dà ragione: «Non ha scuse, perché tu in tutto l’anno gli avrai fatto guadagnare 100.000 euro». Con due giovani a disposizione, lo sfruttatore era arrivato a un fatturato record: «7.500 da una e 6.000 dall’altra, in un mese e tre settimane». Bieca considerazione: «Sono riuscite a farci fare dei bei soldini». Dall’annotazione della Squadra mobile, emerge anche il commercio dei posti: per dire, c’è uno sfruttatore che «sposta la donna da corso Grosseto a via Lessona, acquistando il posto da un cittadino albanese». Prezzo: «Verosimilmente, 4.000 euro».
Profilo eliminato
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Ecco, onestamente è uno dei motivi percui mi sta passando la voglia di andare a zoccole. Alimentare sto schifo di sistema non me la sento proprio.
sigarotto
Sr. Member (366 post)
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https://www.lastampa.it/tor…

TORINO. Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. E’ l’accusa che ha spedito in carcere due bande di romeni e albanesi a Torino. Le indagini della Squadra mobile della questura, che ha compiuto il blitz con gli di equipaggi del reparto Prevenzione Crimine, hanno documentato come le organizzazioni criminali finite in cella avessero assunto, nel corso degli anni, il controllo di intere fette di territorio cittadino, facendo esercitare la prostituzione in via pressoché esclusiva alle ragazze che controllavano sia su strada sia in una serie di appartamenti . Le due bande esercitavano una gestione del territorio così completa e capillare da permettere a volte la presenza di donne riferibili ad altri gruppi criminali, ma solo dietro il pagamento di una sorta di canone di affitto.

Le investigazioni sono durate due anni con intercettazioni e pedinamenti che hanno consentito di ricostruire i ruoli criminali e di individuare i personaggi di maggiore rilevanza dei gruppi criminali coinvolti. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia in carcere, anche alcuni dei soggetti responsabili delle attività di reclutamento delle giovani donne provenienti dall’est Europa, condotte in Italia con l’inganno, sulla base di false promesse e di ricatti sentimentali. Spesso legate ai loro aguzzini da illusorie relazioni affettive o da matrimoni di comodo, le donne venivano immediatamente collocate in zone strategiche della città, e dovevano versare ai protettori l’intero ammontare dei proventi della prostituzione.

L’esecuzione dei provvedimenti restrittivi è stata preceduta da una capillare attività di ricerca dei catturandi anche oltre confine, essendo emerso che alcuni dei destinatari delle misure si troverebbero attualmente all’estero.

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