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Le bische sono nel cuore di Torino. Tra via Borgo Dora e corso Regina Margherita. Tra Porta palazzo e Aurora. Non sono locali. Ma appartamenti. Nessuna insegna, nessun indizio sui citofoni. Sono case clandestine di fatto e nella forma. Posti insospettabili. Nessuno parla mai delle bische. Nessun giocatore le nomina, nemmeno su WeChat, la app più usata dai cinesi.
Qui si gioca giorno e notte. I tavoli occupano la stanza principale. Nella altre ci sono dei lettini. Chi è rimasto senza un soldo tanto da non riuscire a tornare a casa, dorme qui. Su invito del gestore della sala. Ma non si tratta di un gesto di ospitalità. È un modo che i capi della mala usano per controllare i debitori. «Li sfamano e li guardano mentre dormono per legarli a sé. Si fingono amici e protettori», racconta una testimone.
La mala cinese colleziona bische clandestine. E, al tempo stesso, ha referenti dentro ai casinò ufficiali. In quello di Saint Vincent, fino al 7 marzo scorso, prima che a Torino, in un appartamento di via Lauro Rossi, venisse ammazzato da uno dei suoi debitori, lavorava Liu Janwei. Si faceva chiamare Dan. In cinese vuol dire uovo. Era in Italia da vent'anni. Offriva prestiti al tavolo da gioco. Elegante, discreto, aveva una regola: prestare denaro solo a cinesi.
Quando è stato ucciso con venti colpi di forbici da Hu Libin, l'uomo che oggi si presenterà in udienza preliminare assistito dagli avvocati Fulvio Violo e Marta Battaglino, Liu Janwei aveva nascosto nella camera da letto delle fiche del Casinò de la Vallée. Le hanno sequestrate i carabinieri della compagnia Oltre Dora. Oltre alle fiche conservava dei quaderni con gli elenchi dei nomi delle persone, tutte cinesi, che gli dovevano dei soldi. Il presunto assassino, che rischia il processo - lo chiederà la pm Antonella Barbera - gliene doveva 17.800. Anche questo c'è scritto su quegli appunti sequestrati.
Indagando sulla figura della vittima, descritta da alcuni testimoni come un «uomo della mala», i carabinieri hanno scoperto il filo che collega il Piemonte alla Valle d'Aosta. Liu era stato denunciato l'undici ottobre del 2021 dai militari di Saint Vincent per rapina e tentata estorsione. Nel maggio del 2022, Liu aveva picchiato - spaccandogli la clavicola - un cliente del casinò. Quando si era ripreso, l'uomo, cinese residente a Brescia, aveva confidato ai militari: «Ho conosciuto Liu al tavolo da gioco. Prestava soldi solo ai cinesi. Gli ho chiesto mille euro. Entro un mese ne voleva indietro mille e 400. Ci siamo visti altre volte al casinò. Gli ho promesso che gli avrei restituito tutto, ma con interessi più bassi. Mi ha chiesto di uscire. Nel parcheggio mi ha colpito con dei pugni fortissimi. Sono caduto a terra ma ha continuato a prendermi a calci. Mi sono salvato solo perché è passato un uomo per caso».
Liu controllava i casinò e le bische. E segnava tutto per iscritto. Usava il telefono per dare ordini. Anche alla donna che gestiva la sala clandestina al terzo piano di corso Regina 121. Intercettato, le diceva:
"Tu non devi fare più giocare Hu. Perché i soldi che dà a te, sono quelli che deve a me"
Ed è qui che è stato visto, pochi giorni prima che uccidesse e che venisse arrestato, il presunto assassino. Un cuoco di 40 anni dipendente dal gioco d'azzardo. Lo hanno visto qui in molti, incollato al tavolo del mahjong, un gioco di carte nato all'epoca dei Ming dove si fronteggiano in quattro. Le carte sono 144: semi, onori, venti e draghi. Chi perde, paga. In sala c'è sempre un uomo come Liu con diecimila euro in tasca. Pronto a dare subito. Per estorcere all'infinito. «La figura di Liu - scrive la pm Barbera - sembra appartenere a una realtà criminale straniera che sul territorio nazionale si renderebbe autrice della commissione di gravi reati come l'usura e l'estorsione». Ci sarebbe una rete, dunque. Che dal Nord si espande in tutt'Italia.