Gnocca forum
Moscarossa
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Regno di mezzo
Jr. Member (37 post)
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Buonasera a tutti,in effetti  questo è uno dei rischi che corriamo,pur non commettendo un reato come clienti in un luogo privato(attualmente vi è anche un codice ATECO  per l'attività delle ns amiche accompagnatrici ),potremmo essere sanzionati per non aver richiesto uno scontrino od una ricevuta o fattura,non sto scherzando,è la sanzione applicabile a chi uscendo da un esercizio commerciale,fermato,ad esempio dalla guardia di finanza,non è in grado di esibire un documento fiscale attestante l'avvenuto pagamento a fronte di un acquisto di merce od  di una prestazione di servizi,esempio il barbiere,  è esattamente la ns fattispecie giuridica. Inoltre ,con tutti i telefoni che utilizzano  le ns amiche per le forze dell'ordine,autorizzate in tal senso  da un PM,sarebbe  uno scherzo individuarci.Probabilmente è ciò che è avvenuto col soggetto chiamato a testimoniare.Quindi l'unico rischio serio,per chi non ha una relazione stabile, oltre alla sanzione fiscale, è la gogna pubblica ben più grave,vista l'ipocrisia della ns città.Per gli sposati o fidanzati direi che i problemi sono  ben altri....  
strampalato
Sr. Member (252 post)
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Momenti imbarazzanti e anche qualche scena quasi surreale ieri nell’aula del tribunale di Torino, durante il processo per induzione e sfruttamento della prostituzione che vede imputati tre cittadini cinesi accusati di aver gestito due centri massaggi nel quartiere Mirafiori Nord dove, secondo l’accusa, venivano offerte prestazioni sessuali.

Un professionista, chiamato a testimoniare come cliente, è in videocollegamento. Elegante, in giacca e camicia, racconta di essersi trovato a Torino per lavoro e di aver sentito parlare del centro massaggi. Così, incuriosito, si sarebbe presentato nel locale per provare un trattamento.
La scena si fa improvvisamente surreale quando una donna cinese si avvicina al microfono dell’avvocato e, guardandolo, saluta il testimone come si farebbe con un vecchio conoscente. In aula cala il silenzio per qualche istante, poi qualcuno la zittisce immediatamente. L’uomo arrossisce e abbassa lo sguardo, visibilmente imbarazzato. Durante l’esame della pm Alessandra Provazza il testimone appare nervoso e spesso si rifugia in un prudente «non ricordo». Alla domanda su che tipo di prestazione avesse richiesto nel centro massaggi, inizialmente evita di rispondere. Poi ammette: «Ho chiesto un massaggio particolare».
Dopo mezz’ora, racconta, avrebbe deciso di uscire infastidito perché la ragazza proposta non gli piaceva. «Mi sono fatto restituire 60 euro», spiega. Pressato dalle domande della pm, ammette di aver chiesto alla reception un rapporto sessuale e di aver dato del denaro prima alla cassa e poi a una donna. «Può darsi», risponde quando gli viene chiesto se cercasse un massaggio erotico o una prestazione sessuale. A un certo punto, quasi a volersi giustificare, aggiunge una frase che sorprende l’aula: «Non sono razzista, va bene qualsiasi ragazza, qualsiasi etnia». Poi precisa di non frequentare abitualmente quei luoghi: «Non ci vado tutti i giorni».
Il processo riguarda due uomini e una donna di origine cinese ma con soprannomi italiani quali “Felice” o “Angela”. Secondo l’accusa avrebbero gestito due centri massaggi a Torino, reclutando ragazze e organizzando incontri con i clienti arrivati tramite annunci pubblicati su internet. Diversi avventori erano stati fermati dai carabinieri all’uscita. Alcuni avevano raccontato di essere entrati per un massaggio terapeutico, perfino per curare la cervicale. In aula, però, i ricordi sembrano improvvisamente sfumati.
Escortytrans.it