Nel 2012 ho caricato, in viale Ortles a Milano, una zingarella di 18 anni che si esprimeva a stento in italiano e mi sembrava spaesatissima. Anche il suo approccio al cliente era improbabile, tanto che faceva una raffica di domande personali (sul lavoro, gli orari) che potevano risultare impertinenti. La notte di una lunga seduta a casa mia, comprensiva di doccia insieme, mi propose, entrambi in accappatoio, nel bagno che creava un’atmosfera densa e intima, “possiamo fidanzarci”, con tale serietà che piuttosto che restare incredulo io ebbi il dubbio di aver capito bene, ma lei ripeté la stessa offerta. Nello stesso periodo le chiesi cosa stesse programmando per le vacanze, se andare a casa in Romania o altro, e lei mi disse, con una piana disinvoltura, come se fosse l’ipotesi più scontata del mondo, “no… vengo in montagna con te”. Ah, buono a sapersi, in effetti è meglio annunciarlo in anticipo, così mi preparo!
Io assunsi un atteggiamento molto guardingo, prevenendo magari qualche richiesta di supporto “oneroso” o roba del genere, ma fortunatamente non ho smesso di frequentarla. Negli anni, infatti, lei ha professionalizzato il suo approccio, è molto cresciuta tecnicamente, ha conservato una sua ispirazione candidamente surreale e una malinconica vena effusiva che rendono molto peculiare l'approccio, accantonando però le richieste iperboliche di vacanze insieme e di fidanzamenti. Così anch’io sono diventato meno difensivo e più disteso, lasciando che si sviluppasse una delle frequentazioni mercenarie più appaganti della mia esperienza e in ogni caso con la ragazza per la quale, fra tutte, nutro la simpatia più sentita.